Trent’anni di reclusione per Luigi e Marco Abbruzzese. È questa la condanna pronunciata dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro nei confronti dei due imputati, ritenuti responsabili del delitto di Luca Bruni, avvenuto nel gennaio 2012. La sentenza modifica radicalmente il verdetto di primo grado, quando entrambi erano stati assolti dall’accusa di omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso.
La vicenda risale alla notte tra il 2 e il 3 gennaio 2012, quando Luca Bruni, figura di vertice della criminalità organizzata cosentina e considerato l’ultimo esponente della dinastia dei cosiddetti «Bella bella», venne assassinato nella zona periferica di Castrolibero. Per oltre due anni il suo corpo rimase nascosto, fino a quando, nel 2014, le indicazioni fornite dal collaboratore di giustizia Adolfo Foggetti permisero di individuare i resti nelle campagne di località Orto Matera.
Secondo la ricostruzione investigativa e giudiziaria, l’esecuzione materiale del delitto fu affidata a Daniele Lamanna e allo stesso Foggetti, entrambi già condannati in via definitiva nell’ambito di procedimenti collegati. Il processo che ha coinvolto Luigi e Marco Abbruzzese riguardava invece il loro presunto ruolo nella pianificazione e nella decisione di eliminare Bruni. Un’accusa che in primo grado non aveva trovato conferma, portando all’assoluzione di entrambi dall’omicidio. Per Marco Abbruzzese era rimasta soltanto la condanna a quattro anni e sei mesi per i reati legati alla soppressione e all’occultamento del cadavere. Di diverso avviso la Procura generale, che durante il giudizio d’appello aveva sollecitato una revisione della precedente sentenza, sostenendo il coinvolgimento di entrambi anche nella fase decisionale dell’agguato. Una tesi che ha trovato accoglimento nella decisione della Corte d’Assise d’Appello, che ha inflitto a Luigi e Marco Abbruzzese trent’anni di carcere ciascuno.