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Denis Bergamini, a 32 anni dalla morte del calciatore si va in tribunale

di Red
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Lunedì prossimo, 25 ottobre, inizierà il processo per la morte di Denis Bergamini. Per la prima volta in aula, a Cosenza, si arriva in tribunale alla conclusione della terza inchiesta aperta sulla morte del calciatore ad opera del magistrato Eugenio Facciolla, quando era ancora procuratore capo a Castrovillari. Unica indagata la ex fidanzata Isabella Internò, accusata di essere responsabile, in concorso con ignoti, dell’omicidio del calciatore. Accusa che lei ha sempre rigettato.
La storia inizia in una sera del tardo autunno del 1989, il 18 novembre. Il calciatore del Cosenza Donato Bergamini, detto Denis, era all’apice della forma ed era uno dei beniamini dei tifosi rossoblù. Per motivi che proprio nel processo saranno, speriamo, finalmente chiariti, c’era stato un incontro tra lui e la sua ex fidanzata. Che qualcuno dice non si fosse mai rassegnata alla fine della loro relazione, travagliata da abbandoni e ritorni e anche un aborto praticato a Londra dalla giovane. Lei ha 19 anni, lui neanche 27. Una vita davanti per entrambi. E qui inizia il mistero: i due, sull’auto del calciatore, si sarebbero fermati in una piazzola sulla strada statale 106 Jonica, nei pressi di Roseto Capo Spulico. Non proprio un luogo vicino alla città di Cosenza, da cui provenivano, per fare una passeggiata. E qui, all’improvviso, racconta la ex fidanzata, Denis avrebbe deciso di suicidarsi lanciandosi sotto un camion in transito. Niente altro da aggiungere. Le indagini fatte all’epoca oggi appaiono davvero come condotte in maniera quantomeno superficiale. E così, forti di alcuni dettagli davvero evidenti, i parenti di Denis, in primis la sorella gemella Donata, non si sono mai arresi e hanno lottato perché si continuasse, negli anni, ad indagare. Per ben due volte, però, le inchieste non portarono a nulla.
Adesso c’è qualcosa di nuovo, oltre alle evidenze già rilevate anche dalle precedenti inchieste, come il fatto che il corpo di Denis, che sarebbe stato trascinato per una sessantina di metri da un camion, apparisse incredibilmente intatto, con ferite presenti dove invece non dovevano essercene e oggetti, come l’orologio, senza neanche un graffio. E poi i vestiti, intatti anche loro ma dati subito in pasto ad un inceneritore. Nel 2012 la seconda inchiesta. I Ris di Messina depositano una perizia secondo la quale, quando fu investito, Bergamini era già morto. Nel 2015 si arriva per la prima volta all’udienza preliminare. Ma il caso viene archiviato. Nel giugno del 2017, nel corso della terza inchiesta, viene riesumato il corpo del calciatore. Trovato integro, con pelle e tessuti intatti. E allora viene usata la glicoforina, una proteina utilizzata a livello internazionale dagli anatomopatologi per dimostrare una “vitalità” presente al momento delle lesioni. La sua azione è semplice: colora la parte di osso, muscolo e tessuto su cui viene posta, ma solo se trova tracce di sangue di una ferita di una persona viva. La glicoforina ha fatto luce sul caso: si è “illuminata” nella zona della trachea, restando invece “buia” nella ferita che sarebbe stata causata dal camion. Come dire che quella ferita è stata procurata quando il calciatore era già morto da un po’. Andando avanti, i periti hanno decretato che Bergamini è stato prima stordito con del cloroformio (o una sostanza simile, impossibile da rintracciare col passare del tempo), poi soffocato, forse con un sacchetto di plastica, e infine fatto sormontare parzialmente dalla ruota del camion, per simulare il suicidio. L’incidente probatorio ha stabilito anche che Denis è stato ucciso da almeno due persone. L’unica persona certamente presente sul luogo dell’omicidio era Isabella Internò.
Si arriva quindi ai giorni nostri. Il 17 settembre l’arringa dell’accusa davanti al Gup del Tribunale di Castrovillari. Il 20 quella della difesa. Che però non ha convinto il giudice. E si va al processo.

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