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Dia: ‘ndrangheta leader narcotraffico, 46 clan al Nord

di Red
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Le mafie sono cambiate: non ricorrono più alla violenza ma tendono ad adottare la linea dell’infiltrazione nel tessuto economico. Lo si legge  nella Relazione della Direzione investigativa antimafia relativa al secondo semestre del 2020, appena consegnata al Parlamento. Gli esperti della Dia specificano che tutte le organizzazioni mafiose hanno accelerato il “processo di trasformazione e ‘sommersione’ già in atto da tempo, senza però rinunciare del tutto all’indispensabile radicamento sul territorio e a quella pressione intimidatoria che garantisce loro la riconoscibilità in termine di ‘potere’ criminale“. Si registra un calo degli ‘omicidi di tipo mafioso’ e delle ‘associazioni mafiose’ ma c’è anche un aumento dei delitti connessi con la gestione illecita dell’imprenditoria, le infiltrazioni nei settori produttivi e l’accaparramento di fondi pubblici. Inoltre le attenzioni delle organizzazioni criminali si sono orientate sui settori del gioco d’azzardo e delle scommesse, anche grazie alle possibilità offerte dalla tecnologia. Altro settore d’interesse, fino a qualche anno fa riservato agli ‘specialisti’ delle società cartiere e delle frodi carosello, è quello del contrabbando dei prodotti energetici, che consente di immettere nel mercato prodotti ad un prezzo molto più basso di quello praticato dalle compagnie petrolifere. E ancora: con il prolungamento dell’emergenza dovuta al Covid, “la tendenza ad infiltrare in modo capillare il tessuto economico e sociale sano” da parte delle organizzazioni criminali “si sarebbe ulteriormente evidenziata”. Inoltre, grazie alla capacità imprenditoriale, dovuta agli enormi capitali illeciti accumulati e alla collaborazione di imprenditori e colletti bianchi collusi, le diverse organizzazioni “potrebbero rivolgere le proprie attenzioni operative verso i fondi” stanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ma soprattutto, risalta come la ‘ndrangheta rimanga saldamente leader nel narcotraffico internazionale, ma “non appare più così monolitica ed impermeabile alla collaborazione con la giustizia da parte di affiliati nonché di imprenditori e commercianti, sino a ieri costretti all’omertà per il timore di gravi ritorsioni da parte dell’organizzazione mafiosa”. E mentre al Nord la Dia cataloga come operativi ben 46 clan criminali, si sottolinea come “la spregiudicata avidità della ‘ndrangheta non esita a sfruttare il reddito di cittadinanza nonostante la crisi economica che grava anche sul contesto sociale calabrese e benché l’organizzazione disponga di ingenti risorse finanziarie illecitamente accumulate”.

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