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Inchiesta Passepartout, il “sistema” captato al telefono

di Isabella Roccamo
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L’operazione “Passepartout” della Procura di Catanzaro irrompe come un ciclone nell’agone politico calabrese . Lo scenario che viene fuori dall’inchiesta è assai inquietante. Le accuse, tutte ovviamente da provare e confermare, sono pesanti nei confronti di una parte rappresentativa della politica regionale. Gli inquirenti ipotizzano l’esistenza di una cupola tra politici, tecnici della regione e imprenditori. Ognuno avrebbe avuto il suo tornaconto, potere, soldi, posti chiave, l’aggiudicazione di appalti pubblici. Sullo sfondo i lavori della metro leggera di Cosenza e lo studio di fattibilità del nuovo ospedale della città dei Bruzi, che sarebbero stati aggiudicati ad imprese “amiche”. Un’inchiesta che ha diversi segmenti che sarebbero stati, diciamo cosi’, coordinati dal presidente Oliverio e dall’ex assessore regionale Nicola Adamo, le due figure apicali dell’associazione ipotizzata dalla procura di Catanzaro, il primo nella veste di promotore, il secondo quale suggeritore e stratega. Nelle carte dell’inchiesta ci sono pagine e pagine di intercettazioni. Come, ad esempio ,i dialoghi tra Adamo e Oliverio in merito alle dimissioni dei consiglieri comunali di Cosenza, nel 2016, per far cadere la giunta guidata da Occhiuto. C’è un sms di Nicola Adamo: “Se riusciamo a far cadere Occhiuto- scriveva Adamo – dobbiamo farlo con chiarezza, non deve apparire come una congiura di palazzo”. Per quella vicenda Adamo e Oliverio, insieme a Luigi Incarnato, attuale commissario liquidatore della Sorical, sono indagati per traffico di influenze . In questa parte dell’inchiesta è indagato per corruzione anche Luca Morrone, all’epoca presidente del consiglio comunale, al quale Adamo e Oliverio avrebbero promesso la poltrona di vicesindaco o un posto in regione. Adamo, in una conversazione intercettata, spiega la situazione a Oliverio. “Va bene – avrebbe risposto il governatore -ma è meglio non parlarne al telefono”. Ma gli inquirenti intercettano anche i dialoghi del presidente sulla trattativa per far firmare ad Occhiuto l’accordo di programma sulla metropolitana. Il dirigente della regione, Luigi zinno, racconta ad Oliverio l’esito dell’incontro: “Mi ha fatto la lista della spesa..una serie di cose”. Il sindaco Occhiuto, se in uno dei segmenti dell’inchiesta è parte lesa, in un altro è accusato di corruzione, proprio perché, per sottoscrivere l’accordo di programma per la realizzazione della metro leggera, avrebbe accettato la promessa fatta da Oliverio, tramite il dirigente Luigi Zinno, di ottenere i finanziamenti e la copertura amministrativa per realizzare il museo di Alarico. Accuse, come dicevamo ancora tutte da provare per i 20 indagati. Il Gip nell’ordinanza parla di “approccio tipicamente clientelare e personalistico della cosa pubblica”, anche se non ha concesso le nuove misure cautelari chieste dalla procura di Catanzaro perché non sarebbe attuale il pericolo di reiterazione.

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