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‘Ndrangheta: operazione Polizia contro cosca Alvaro, 9 arresti

di Anna Franchino
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Nove persone sono state arrestate dalla squadra mobile di Reggio Calabria che ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Quattro persone sono finite in carcere, altre cinque ai domiciliari. Si tratta di capi, elementi di vertice e prestanome della cosca di Sant’Eufemia d’Aspromonte, funzionalmente dipendente della famiglia mafiosa Alvaro di Sinopoli, imperante anche a San Procopio, Cosoleto, Delianuova e zone limitrofe. Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori ed autoriciclaggio, con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Coordinati dal procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri, dall’aggiunto Gaetano Paci e dal pm Giulia Pantano, gli investigatori della Squadra mobile e del commissariato di Palmi stanno eseguendo anche numerose perquisizioni e sequestri di imprese, esercizi commerciali, appartamenti e terreni. L’inchiesta è il seguito dell’operazione “Eyphemos” che nel gennaio scorso ha portato all’arresto di numerosi esponenti di ‘ndrangheta a Sant’Eufemia d’Aspromonte. Ma anche di politici come l’ex sindaco Domenico Creazzo che era stato appena eletto consigliere regionale nella lista Fratelli d’Italia, partito da cui è stato poi espulso. Nel blitz di stamattina sono stati impiegati circa un centinaio di agenti della polizia di stato. Beni per due milioni di euro sono stati sequestrati dalla Squadra mobile di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione – denominata “Eyphemos II” – che stamanhi ha portato all’arresto di nove persone tra presunti boss, gregari e prestanome della cosca di Sant’Eufemia d’Aspromonte, legata agli Alvaro di Sinopoli, ma anche a numerose perquisizioni. I sequestri riguardano imprese, società, bar, ristoranti e beni immobili e sono stati eseguiti non solo in provincia di Reggio Calabria ma anche ad Ancona, Pesaro Urbino e Milano. L’inchiesta della Dda di Reggio Calabria, guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri, fa luce su un’ampia serie di delitti posti in essere per occultare i beni derivanti dalle attività criminali e colpisce il complesso imprenditoriale, societario e immobiliare utilizzato dal boss Domenico Laurendi, detto “Rocchellina” e da altri sodali. È proprio Laurendi, già arrestato nel febbraio scorso nell’operazione “Eyphemos”, il principale indagato di questo troncone di inchiesta nell’ambito della quale il gip ha emesso nei suoi confronti un’altra misura cautelare per autoriciclaggio e intestazione fittizia. In sostanza, Laurendi e gli altri indagati hanno cercato di infiltrarsi negli appalti per ripulire i proventi illeciti, penetrare nel tessuto economico-commerciale e mascherare i beni stessi da apprensioni giudiziarie. L’obiettivo era quello di affermare il potere territoriale della cosca ed amplificarne quello economico. Coordinata dal procuratore aggiunto Gaetano Paci dal pm Giulia Pantano, l’inchiesta “Eyphemos 2” ha portato all’arresto anche di un commercialista, di un imprenditore e di un’impiegata accusati di concorso esterno per aver aiutato il sistema criminale riconducibile al boss “Rocchellina”. Altri soggetti, infine, sono stati arrestati per fittizia intestazione di beni e autoriciclaggio.

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