Agricoltori in piazza contro il caro carburante: «Non ci fermeremo finché la situazione non cambia»

«Non riusciamo a comprare nemmeno le scarpe ai nostri figli»

Noemi Cautiero
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A San Marco Argentano la protesta degli agricoltori entra nel settimo giorno. La mobilitazione va avanti e dalla piazza arriva un messaggio netto: senza risposte concrete, la protesta continuerà. Gli agricoltori denunciano l’assenza di riscontri alle richieste avanzate alle istituzioni e contestano le misure finora annunciate. Al centro c’è anche il decreto da 15 milioni di euro, che secondo i manifestanti si tradurrebbe in circa 7 milioni destinati effettivamente al comparto agricolo.

«Credo che per tutte le aziende agricole che ci sono in Calabria non bastino quei soldi», racconta uno degli agricoltori ai nostri microfoni. Una situazione che, spiegano, diventa ogni giorno più difficile da sostenere. «Non ce la facciamo più con i costi. Stiamo facendo ancora questo sacrificio perché non abbiamo avuto nessun esito.

A pesare sono soprattutto l’aumento dei costi di produzione e il calo dei ricavi. Il gasolio agricolo, raccontano, è passato da circa 68 centesimi al litro a oltre 1,60 euro. I concimi da 30-40 euro al quintale sono arrivati a costare tra i 120 e i 130 euro. E anche l’energia elettrica incide sempre di più sui bilanci delle aziende. A questi aumenti si aggiungono quelli dei materiali necessari alle coltivazioni. Un rotolo di pacciamatura, spiegano gli agricoltori, che in passato costava tra gli 80 e i 100 euro oggi può arrivare a 250 euro.

Al di là di numeri e oneri, padri e madri

Numeri che raccontano una crisi economica, ma dietro quei numeri ci sono famiglie. Padri e madri che fanno fatica a sostenere le spese quotidiane e che vedono diventare sempre più incerto anche il futuro dei propri figli.

«Siamo arrivati al punto che non possiamo gestire nemmeno le famiglie, non riusciamo a comprare nemmeno le scarpe ai nostri figli», racconta un agricoltore. E proprio ai figli va il pensiero più difficile: «A volte penso che futuro possono avere questi bambini».

Una preoccupazione che si intreccia con la vita quotidiana. Anche quando una figlia chiede qualcosa, spiegano i genitori, non sempre è possibile accontentarla. «Cerchiamo di darle quello che possiamo e stiamo lottando per lei, come per tutti gli altri figli e per tutte le altre famiglie».

E mentre la protesta va avanti da una settimana, anche i più piccoli iniziano a interrogarsi su quello che sta accadendo. Con occhi ludici e un filo di orgoglio, Lucia ci racconta di sua figlia, che vedendo suo padre e sua madre lasciare casa ormai da una settimana per andare a protestare in piazza, le dice: «Mamma, papà, anch’io voglio partecipare perché è bello quello che state facendo».

È anche per loro che gli agricoltori dicono di voler continuare a manifestare. «Qualcosa deve assolutamente cambiare. Io ho anche pensato di chiudere l’attività» ci confessa il marito di Lucia «Poi però mi sono fatto forza, perché qualcosa deve cambiare. Per forza. Perché questa non è vita».