Depurazione, il Gruppo consiliare Lampare: «I Comuni hanno fallito. La Regione intervenga»

Noemi Cautiero
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L’estate turistica è ormai alle battute finali, ma lungo la costa cosentina restano aperte le questioni legate alla depurazione. A sollevarle è il Gruppo consiliare Lampare del Comune di Cariati, che punta l’attenzione sulle condizioni degli impianti e sulla gestione delle risorse destinate al settore, chiedendo un intervento della Regione Calabria. Nel mirino finiscono in particolare Cariati e Mandatoriccio, insieme ad altri comuni costieri e dell’entroterra. Secondo il Gruppo consiliare Lampare, emergerebbe un quadro caratterizzato da ritardi, opere non completate, manutenzioni ritenute insufficienti e difficoltà nella gestione degli impianti.

«La depurazione non può funzionare soltanto nei comunicati stampa», è la contestazione contenuta nella denuncia.

Il caso di Mandatoriccio

A Mandatoriccio viene segnalato il caso di un depuratore finanziato e, secondo quanto denunciato dal Gruppo Lampare, mai completato. La vicenda riguarderebbe circa 600 mila euro di risorse revocate, oltre a criticità che cittadini e associazioni affermano di segnalare da tempo. La richiesta è quella di fare chiarezza sull’utilizzo dei finanziamenti e sullo stato degli interventi programmati, verificando se le opere previste siano state effettivamente realizzate e siano oggi funzionanti.

Le segnalazioni sul depuratore del Nicà a Cariati

Particolare attenzione viene riservata a Cariati, dove il Gruppo consiliare Lampare riferisce di aver effettuato diversi sopralluoghi lungo i corsi d’acqua e nelle aree esterne al depuratore del fiume Nicà, anche insieme a rappresentanti di Legambiente. Le immagini raccolte durante i sopralluoghi, secondo quanto riferito dal Gruppo consiliare, documenterebbero la presenza di ristagni di acqua scura e maleodorante, colorazioni verdi e grigio-brune, materiale organico, patine e rifiuti, oltre a una vena d’acqua torbida che confluisce nelle pozze. Segnalate anche bolle e schiume superficiali.

A destare preoccupazione è inoltre la condizione dell’alveo, descritto come quasi asciutto e quindi caratterizzato da una capacità di diluizione molto ridotta. Una situazione che, viene sottolineato, si inserisce in un periodo nel quale i corsi d’acqua risultano in secca e non si sono registrate precipitazioni. Particolarmente forte, sempre secondo la denuncia del Gruppo Lampare, sarebbe stato l’odore percepito in prossimità del depuratore, descritto come «forte e nauseabondo».

Le segnalazioni di Calabria Verde

Nel documento vengono inoltre richiamate alcune segnalazioni che Calabria Verde avrebbe trasmesso nel 2025 in relazione a scarichi e criticità ambientali nei torrenti di Cariati. Sono indicati, in particolare, gli identificativi 20765, 20851, 23831, 23922 e 31929. Sempre secondo quanto denunciato dal Gruppo Lampare, il 1° dicembre 2025 sarebbe stata inviata una richiesta all’Ufficio Tecnico comunale per ottenere verbali, analisi, sopralluoghi, provvedimenti e informazioni sugli interventi effettuati. La richiesta, afferma il Gruppo consiliare, non avrebbe ricevuto risposta. Da qui la richiesta al Comune di rendere pubblici eventuali interventi eseguiti, specificando «dove, quando, quanto è costato e quali risultati ha prodotto». Nel documento viene inoltre chiesto di chiarire la situazione relativa ai fanghi sottoposti a sequestro.

Chiesti controlli su scarichi e possibili bypass

La denuncia del Gruppo Lampare si concentra anche sulla necessità di verificare il corretto funzionamento dell’impianto e l’eventuale presenza di sistemi di bypass. «Eventuali scorciatoie, rattoppi, gestioni opache o utilizzi impropri di bypass – si legge nella denuncia – non risolvono i problemi. Li spostano semplicemente nei torrenti e, successivamente, nel mare». Si tratta, viene precisato, di aspetti che dovranno essere eventualmente accertati dagli organi competenti attraverso sopralluoghi e verifiche tecniche. Per questo, riferisce il Gruppo consiliare, sarebbero state inviate due PEC consecutive al Comune, ad ARPACAL, ASP, Guardia Costiera, Carabinieri Forestali, Calabria Verde e Regione Calabria, con fotografie e coordinate dei punti segnalati. Le richieste comprendono sopralluoghi immediati, campionamenti e analisi, la verifica dello scarico autorizzato, il controllo di eventuali bypass e l’accesso ai registri di funzionamento dell’impianto.

«La Regione intervenga»

Per il Gruppo consiliare Lampare, il tema non può essere affrontato soltanto durante i mesi estivi. La depurazione richiede controlli continui, manutenzione e programmazione degli interventi. «Gestire un impianto di depurazione significa controllarlo ogni giorno, mantenerlo efficiente, documentarne il funzionamento e intervenire prima che il problema arrivi nei fiumi e nel mare», è la posizione espressa dal gruppo. Da qui la richiesta di responsabilità alle amministrazioni locali e, parallelamente, di un intervento della Regione. «Mandatoriccio deve rispondere delle proprie criticità. Cariati deve fare altrettanto», si legge nella denuncia, che estende l’appello anche agli altri comuni costieri e dell’entroterra.

Il nodo turismo e immagine della Calabria

La questione viene collegata anche alla promozione turistica del territorio. Secondo il Gruppo Lampare, infatti, le criticità ambientali rischiano di compromettere l’immagine delle coste calabresi proprio mentre vengono investite risorse per promuovere la regione come destinazione turistica. Mare sporco, cattivi odori, corsi d’acqua degradati e impianti di depurazione non adeguatamente gestiti, viene osservato, possono vanificare gli sforzi compiuti sul fronte della promozione. Nel mirino finisce anche la comunicazione istituzionale della Regione e il riferimento alla «Calabria Straordinaria» utilizzato dal presidente Roberto Occhiuto. La richiesta del Gruppo consiliare Lampare è quindi quella di passare dagli annunci ai controlli: «Analisi pubbliche, impianti efficienti, finanziamenti spesi correttamente e responsabilità precise». E la domanda finale viene rivolta direttamente ai cittadini: è ancora accettabile che i territori vengano utilizzati come vetrine turistiche durante l’estate e poi tornino sotto i riflettori soltanto quando emergono nuove criticità?