Mare Monstrum 2026: Calabria quarta per reati mare violato

Alessia Antonucci
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Presentato oggi il report di Legambiente “Mare Monstrum”. Nella classifica generale sui reati, a livello nazionale, del mare violato, la Calabria è al 4 posto con 1929 reati. Più nello specifico, è al 3° posto con 731 reati nella classifica del mare inquinato; nel ciclo illegale del cemento la Calabria è al 4° posto con 588 reati; 3° posto per la classifica della pesca illegale con 528 reati e 9° posto per violazioni al codice della navigazione e nautica da diporto anche nelle aree protette.

Parretta: “Strada da percorrere ancora lunga”

“Il report Mare Monstrum restituisce il quadro di una Calabria che sta cercando di affrontare problematiche annose nell’ottica del ripristino della legalità a tutela del mare e coste” dichiara Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria. “La nostra regione- prosegue Parretta- rimane, purtroppo, nelle prime posizioni per quanto riguarda il ciclo del cemento, l’inquinamento e la pesca illegale dimostrando anche il ruolo nefasto che la criminalità organizzata continua ad esercitare. Allo stesso tempo è importante sottolineare che diminuisce, come nel trend nazionale, il numero complessivo di reati: un risultato collegato alla diminuzione dei controlli ma anche, in positivo, ad una maggiore efficacia preventiva nel sistema di contrasto dei delitti ambientali di cui sono indice, ad esempio, le inchieste giudiziarie calabresi sul sistema di depurazione. La strada da percorrere è ancora lunga, ma dobbiamo avere la consapevolezza che la tutela dell’ambiente è una priorità assoluta”.

Reati ambientali e criminalità

Le regioni a tradizionale presenza mafiosa si confermano roccaforte dei reati: in Campania, Puglia, Calabria, Sicilia si concentrano il 53,6% del totale nazionale. In cima alla classifica ancora una volta la Campania (4.002), seguita da Puglia (2.599), Sicilia (2.448) e Calabria (1.929). Un trend negativo che perdura: negli ultimi 26 anni (dal 1999 ad oggi) sono stati 483.195 i reati accertati, di cui il 53,9% (260.399) concentrati nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa. Al quinto posto, con numeri in controtendenza rispetto al dato nazionale, si colloca la Liguria, con 1.581 reati, in crescita del 9%, rispetto all’anno precedente, quando era ottava; seguono Lazio (1.443 reati), Sardegna (1.356) e Toscana (1.162). Come gli illeciti e i reati, in lieve calo rispetto al 2024 anche le persone denunciate (21.726, -19,2%) e quelle arrestate (93, -31,1%); mentre i sequestri effettuati sono stati 3.267 (-19,9%). Sul fronte amministrativo si registrano 37.680 sanzioni irrogate (-6,6%), per un valore complessivo di oltre 191 milioni di euro, -58,1% rispetto al 2024, a conferma di un ridimensionamento complessivo delle attività sanzionatorie rilevate.

Le richieste di Legambiente

Di fronte a questo quadro Legambiente torna a chiedere un impegno corale che veda in prima linea Governo, Parlamento, Regioni e Comuni, rafforzando il proprio ruolo nella lotta all’aggressione criminale, mettendo al centro una serie di priorità. “Queste vanno dal rafforzamento del sistema dei controlli repressivi e dell’SNPA (Sistema Nazionale di Protezione Ambientale) al completamento della rete di depurazione e al rilancio dell’economia circolare delle acque reflue, mediante l’adeguamento delle reti fognarie e l’approvazione dei decreti su riuso delle acque depurate in agricoltura ed end of waste, dalla tolleranza zero contro l’abusivismo edilizio e le occupazioni illegali del demanio (attraverso il ripristino del ruolo operativo dei Prefetti per le demolizioni, uno stanziamento di 150 milioni l’anno per gli abbattimenti e sanzioni penali per i funzionari omissivi) fino alla tutela della biodiversità, garantendo il pieno recepimento delle norme sui rifiuti navali nei porti, lo stop agli scarichi oltre le 12 miglia, l’inasprimento delle sanzioni contro la pesca illegale”.

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