Morti sul lavoro, Calabria in zona rossa: 17 vittime nei primi sette mesi del 2026

Noemi Cautiero
3 min tempo stimato di lettura

Diciassette vittime sul lavoro nei primi sette mesi del 2026 e una regione che resta in “zona rossa” per rischio di mortalità. È il quadro che emerge dai dati aggiornati a luglio elaborati dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega. La Calabria è infatti tra le cinque regioni italiane, insieme a Sicilia, Campania, Liguria e Puglia, con un’incidenza degli infortuni mortali superiore al 125% della media nazionale. L’indice medio italiano è di 17,8 morti ogni milione di lavoratori.

In Calabria 17 morti sul lavoro

Da gennaio a luglio sono 17 i decessi registrati in Calabria in occasione di lavoro. Un dato che colloca la regione al decimo posto in Italia per numero assoluto di vittime. In testa alla graduatoria c’è la Lombardia, con 66 morti, seguita da Veneto (44), Campania (41), Sicilia (35), Emilia-Romagna (34), Piemonte (32), Toscana e Lazio (31), Puglia (29) e Calabria (17).

Il dato assoluto, tuttavia, non restituisce da solo la dimensione del rischio. Per confrontare territori con numeri diversi di lavoratori, l’Osservatorio utilizza infatti l’incidenza degli infortuni mortali, calcolata sul numero di decessi ogni milione di occupati. Ed è proprio questo indicatore a collocare la Calabria nella fascia di maggiore rischio.

Cinque regioni in zona rossa

A luglio 2026 sono cinque le regioni italiane inserite nella zona rossa: Calabria, Sicilia, Campania, Liguria e Puglia. La classificazione dell’Osservatorio considera “rossa” una regione quando l’incidenza degli infortuni mortali supera il 125% della media nazionale. Seguono la zona arancione, quella gialla e infine la zona bianca, che identifica i territori con un’incidenza inferiore al 75% della media italiana.

In Italia 595 vittime nei primi sette mesi

Il quadro nazionale conta complessivamente 595 morti sul lavoro nei primi sette mesi dell’anno: 430 decessi avvenuti in occasione di lavoro e 165 durante gli spostamenti casa-lavoro. Rispetto allo stesso periodo del 2025 si registra una diminuzione complessiva di circa il 2%, ma il dato non viene considerato sufficiente per parlare di un’inversione di tendenza. A fronte del lieve calo delle vittime, infatti, aumentano le denunce di infortunio. A fine luglio sono state 368.085, il 5,3% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

I lavoratori più esposti

Tra le fasce d’età, il rischio di morte più elevato riguarda gli over 65, con un’incidenza di 55,4 decessi ogni milione di occupati. Seguono i lavoratori tra i 55 e i 64 anni, con 27,3, e quelli tra i 15 e i 24 anni, con 21,9. Particolarmente significativo anche il dato relativo ai lavoratori stranieri: nei primi sette mesi del 2026 sono 169 le vittime, 121 delle quali decedute in occasione di lavoro. Per loro l’indice di mortalità raggiunge 46,8 morti ogni milione di occupati, oltre tre volte quello registrato tra i lavoratori italiani, pari a 14,4.

A livello nazionale, il maggior numero di vittime in occasione di lavoro si concentra nel settore delle costruzioni, con 76 decessi. Seguono trasporto e magazzinaggio, con 55, e attività manifatturiere, con 50. Per l’Osservatorio, i dati confermano la necessità di mantenere alta l’attenzione sulla prevenzione e sulla formazione, soprattutto nei confronti delle categorie di lavoratori maggiormente esposte. La lieve diminuzione delle vittime rispetto al 2025, dunque, non basta a delineare un reale cambio di passo: l’aumento delle denunce di infortunio e la permanenza di cinque regioni, tra cui la Calabria, nella fascia di maggiore rischio continuano a rappresentare un campanello d’allarme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

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