Non è certo una novità. La Calabria, infatti, continua a occupare le ultime posizioni nella classifica nazionale della Qualità della vita stilata dal Sole 24 ore, un dato che purtroppo si ripete ancora una volta e che fa riflettere sull’ampiezza del divario territoriale italiano. Nello stilare la classifica, va ricordato, sono considerati alcuni indicatori, ovvero ricchezza, servizi, salute, ambiente e sicurezza, ma anche la percezione soggettiva del benessere, cioè quanto le persone si dichiarano soddisfatte del luogo in cui vivono. E nel 2025 viene confermata la distanza che separa il Sud, e in particolare la Calabria, dal resto del Paese. Nella regione, infatti, tutte le province sono nelle parti basse della classifica: Catanzaro è al 92° posto, Cosenza scende al 100°, Vibo Valentia al 102°, Crotone al 105° e Reggio Calabria chiude la graduatoria nazionale al 107° posto, ultima per il secondo anno consecutivo. Il dato calabrese si inserisce in un contesto più ampio: le ultime 22 province italiane sono tutte meridionali, e per trovare la prima realtà del Mezzogiorno appena uscita dalla zona bassa bisogna risalire fino al 39° posto, occupato da Cagliari. Nonostante punti di forza come clima, costo della vita più contenuto e alcune dinamiche demografiche favorevoli, il Sud continua quindi a registrare ritardi non colmati né dagli investimenti pubblici, né dai fondi straordinari, compresi quelli del PNRR. Per quanto riguarda, invece, i vertici della classifica, Trento, Bolzano e Udine sul podio, ovvero territori dell’arco alpino caratterizzati da alta occupazione, servizi efficienti, buona tenuta demografica e un’elevata soddisfazione dei cittadini. In generale la top 10 è interamente concentrata nel Nord del Paese.
Qualità della vita: le città calabresi in fondo alla graduatoria
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