È una Calabria a bassa partecipazione quella che emerge dal referendum costituzionale sulla riforma della giustizia 2026. La regione si colloca al penultimo posto in Italia per affluenza, davanti soltanto alla Sicilia. Secondo i dati di Eligendo alle 23 ha votato il 35,70% degli aventi diritto, un dato che resta quasi dieci punti al di sotto della media nazionale, ferma al 46,07%. A livello provinciale è Catanzaro a guidare la classifica con il 37,91% dei votanti, seguita da Reggio Calabria e Cosenza.
I referendum degli ultimi dieci anni
Se si guarda agli ultimi dieci anni, l’affluenza odierna si colloca a metà strada tra i picchi e i minimi registrati in passato. Nel dicembre 2016, per la riforma costituzionale Renzi-Boschi, si era recato alle urne oltre il 54% dei calabresi. Nel 2020, per il referendum sul taglio dei parlamentari, la partecipazione era stata del 45%. Molto più bassi, invece, i dati relativi ai referendum abrogativi del 2022, con il 20,03%, e al giugno del 2025, fermo al 23,81%. Il dato del 2026 non indica quindi un crollo della partecipazione o una sfiducia crescente da parte dei calabresi nei confronti del voto, ma neppure un ritorno ai livelli delle grandi consultazioni costituzionali, confermando piuttosto una partecipazione moderata.
Verso il verdetto
Ma tornando allo scontro attuale tra Sì e No, al momento è difficile fare previsioni. D’altronde la campagna referendaria è stata particolarmente intensa e partecipata, segnata da numerose iniziative sul territorio: incontri, dibattiti e confronti pubblici animati da docenti, avvocati e magistrati, con un coinvolgimento significativo anche dei più giovani, tra scuole e università. Intanto si avvicina lo scrutinio: mancano poche ore alla chiusura dei seggi, fissata alle 15. Subito dopo inizierà il conteggio dei voti, e il risultato del referendum sarà determinante per il futuro della riforma della giustizia nel nostro Paese.