Amazon rinuncia a Gioia Tauro per presunte pressioni della ‘ndrangheta

Noemi Cautiero
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L’ombra della ’ndrangheta che aleggia su Gioia Tauro arriva a toccare anche Amazon. Dall’inchiesta “Res Tauro”, infatti, emergono le presunte pressioni della cosca Piromalli attorno al progetto del colosso dell’e-commerce nell’area del porto. Nonostante un contratto di locazione già sottoscritto da circa un milione di euro, l’hub logistico non è mai stato realizzato e probabilmente non vedrà mai la luce.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, nelle intercettazioni del 2022 il boss Pino Piromalli parlava dell’arrivo di Amazon come di un’occasione di lavoro per il territorio. un interesse che secondo la Direzione distrettuale antimafia sarebbe legato al possibile controllo di assunzioni, subappalti e attività economiche connesse all’investimento.

L’inchiesta descrive quindi un contesto in cui il progetto avrebbe subito condizionamenti e pressioni tali da comprometterne l’avvio, in un’area già sottoposta a verifiche antimafia. A intervenire sulla vicenda la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Elisa Scutellà, che lancia l’allarme: «La ’ndrangheta continua a frenare sviluppo, lavoro e futuro dei nostri territori, e questo non è più tollerabile» «Pretendiamo che si faccia immediatamente chiarezza su quanto accaduto e che vengano messe in atto tutte le azioni per garantire che ogni investimento possa realizzarsi in sicurezza e trasparenza», aggiunge.

Una vicenda che collide con la notizia, tutta positiva, emersa proprio all’inizio del mese, quando Gioia Tauro veniva indicata come snodo strategico delle rotte alternative allo Stretto di Hormuz. Perché certo, la posizione geografica del porto confermare il potenziale strategico dello scalo e di conseguenza della Calabria, ma resta aperta la domanda su quanto queste opportunità riusciranno davvero a concretizzarsi, se a strangolare lo sviluppo della regione ci sarà sempre la mano della ‘ndrangheta.