Tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso: è l’accusa nei confronti di due uomini della Locride, che avrebbero tentato di imporre un “pizzo” a un imprenditore impegnato nei lavori di ristrutturazione di una chiesa a Caulonia. L’azione, che rientra in un più ampio contesto di contrasto alle dinamiche criminali della ‘ndrangheta, è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, con il contributo della Squadra Mobile e della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA). Secondo gli inquirenti, lo scorso 3 settembre, gli indagati si sarebbero presentati nel cantiere chiedendo insistentemente di incontrare il titolare, non presente in quel momento. Informato dai suoi operai, l’imprenditore ha deciso di denunciare subito l’accaduto alla Polizia, innescando le indagini. Nei giorni successivi, con insistenza ci sarebbero stati altri approcci fino a quando, lo scorso 22 settembre, i due avrebbero fermato per strada il furgone degli operai, insistendo per ottenere un incontro “urgente” con il titolare. Il 23 settembre scorso, i due si sarebbero presentati di nuovo al cantiere: quel giorno, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i due avrebbero rimproverato l’imprenditore per aver iniziato i lavori “senza bussare da nessuna parte”, chiedendo poi una “mano d’aiuto per un paio di famiglie in difficoltà”. La richiesta pretesa sarebbe stata di 20.000 euro, presentata come una sorta di “contributo solidale”, con un presunto “sconto” rispetto alla percentuale di pizzo di solito pretesa, stimata tra il 4 e il 5 per cento su un appalto di circa 800.000 euro. Da qui la decisione della Dda di procedere con un provvedimento di fermo, eseguito dalla mobile che ha portato i due in carcere in attesa che il gip convalidi l’arresto ed emetta un’ordinanza di custodia cautelare.
Caulonia (RC) tentata estorsione ai danni di un imprenditore che restaura chiesa. Fermati due uomini
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