È allarme sicurezza sul lavoro in Calabria. Nei primi cinque mesi del 2026 sono undici le vittime registrate nella regione: 9 morti per infortuni avvenuti durante l’attività lavorativa e 2 decessi in itinere, cioè nel tragitto casa-lavoro. Secondo i dati aggiornati a maggio dall’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega Engineering, la Calabria entra nella zona rossa della mappa nazionale del rischio, con un’incidenza di 16 morti ogni milione di occupati, superiore alla media italiana di 11,2.
Le province calabresi più colpite
Il quadro provinciale evidenzia le maggiori criticità a:
- Vibo Valentia, con un indice di mortalità di 39,6;
- Reggio Calabria, con 21,2;
- Cosenza, con 19,0.
Le tre province rientrano in zona rossa. Catanzaro e Crotone, invece, risultano in zona bianca, senza vittime registrate nei primi cinque mesi dell’anno.
Il bilancio delle vittime e degli infortuni
A livello assoluto, è Cosenza la provincia con più decessi, con 6 vittime, seguita da Reggio Calabria (3) e Vibo Valentia (2). Complessivamente, in Calabria sono state presentate 3.290 denunce di infortunio sul lavoro: 2.233 riguardano uomini e 1.057 donne. Tra i settori più colpiti figurano Sanità e Assistenza Sociale, con 319 denunce, e Costruzioni, con 302. La fascia d’età più coinvolta negli incidenti mortali è quella tra 55 e 64 anni, con tre vittime.
Il commento dell’Osservatorio Vega
“Il confronto con il mese precedente racconta un brusco peggioramento – sottolinea Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega –. La Calabria è passata dalla zona bianca alla zona rossa, confermando un’incidenza della mortalità superiore alla media nazionale”.
Secondo l’Osservatorio, il dato conferma la necessità di rafforzare gli interventi di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro.