La ‘ndrangheta non è più la criminalità organizzata degli anni Settanta, ma una vera e propria industria del crimine con una presenza capillare a livello internazionale e una straordinaria capacità di infiltrazione economica. È il monito lanciato dal procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Salvatore Curcio, intervenuto a Lamezia Terme durante la presentazione del libro Nome in codice Sandro nell’ambito del Trame – Festival dei libri sulle mafie.
“La ‘ndrangheta è ovunque e inquina le economie”
Secondo Curcio, la percezione del fenomeno mafioso è ancora lontana dalla sua reale portata. «Non abbiamo la reale contezza della ‘ndrangheta», ha affermato il magistrato, sottolineando come le dimensioni dell’organizzazione vadano ben oltre la diffusione territoriale e riguardino soprattutto l’enorme volume di ricchezze accumulate nel tempo.
Il procuratore ha evidenziato come oggi le indagini antimafia abbiano una dimensione sempre più internazionale, grazie alla collaborazione tra autorità giudiziarie e forze di polizia di diversi Paesi. La Procura di Catanzaro, ha spiegato, partecipa a numerose Joint Investigation Teams (JIT) attive in più continenti, a conferma di una presenza della ‘ndrangheta ormai radicata ben oltre i confini nazionali.
Le nuove mafie
Nel suo intervento, Curcio ha invitato a non limitare l’attenzione alle sole mafie italiane. In Italia, infatti, operano in modo sempre più strutturato anche organizzazioni criminali straniere, tra cui le mafie albanesi e altri gruppi transnazionali che condividono caratteristiche e metodi delle organizzazioni mafiose tradizionali. A testimonianza della forza economica della criminalità organizzata calabrese, il magistrato ha ricordato uno studio di Eurispes che già nel 2008 stimava in circa 44 miliardi di euro i ricavi della ‘ndrangheta, una cifra paragonabile al Pil di interi Stati europei.
Cocaina,”Bisogna intervenire anche sulla domanda”
Ampio spazio anche al tema del narcotraffico. Per il capo della Dda di Catanzaro, la lotta alla cocaina non può concentrarsi esclusivamente sull’offerta e sulle organizzazioni che gestiscono il traffico di droga.
«L’Italia registra una domanda di cocaina molto elevata», ha osservato Curcio, evidenziando come l’aumento della richiesta alimenti inevitabilmente il mercato illecito. Da qui la necessità di affiancare all’azione repressiva interventi culturali e di prevenzione capaci di ridurre la domanda e incidere realmente sul fenomeno.