Processo “Recovery”: prime condanne in abbreviato

Anna Franchino
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26 anni di reclusione è la pena più alta inflitta dai giudici del Tribunale di Catanzaro nel processo di primo grado celebrato con rito abbreviato e scaturito dall’inchiesta denominata Recovery scattata nel maggio di due anni fa. L’operazione coordinata dalla DDA di Catanzaro incentrata sul presunto narcotraffico nell’area del Cosentino. Le condanne vanno dai 26 anni, ai 20 anni, 19 anni e 18 anni fino ad arrivare ai 9. Tante anche le assoluzioni. Ricorderete queste immagini che hanno riguardato l’operazione scattata all’alba con Perquisizioni, anche con cani antidroga nei quartieri popolari della città di Cosenza, da via Popilia, a Serra Spiga, ma anche nella città vecchia, l’operazione Recovery che tradotto vuol dure “Recupero”, ha accertato oltre settecento episodi di spaccio, un pestaggio tutto documentato attraverso le intercettazioni ambientali e telefoniche. Ma nelle oltre 4000 carte dell’Inchiesta, gli investigatori hanno ricostruito i rapporti criminali tra gli indagati, l’approvigionamento di droga, lo spaccio, i furti e tutto quello che ruota attorno al potere criminale ‘ndranghetistico. Partendo non solo dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sull’esistenza di un vero e proprio “sistema” e sui gruppi impegnati nel traffico di sostanze stupefacenti riferibili ai clan di ‘ndrangheta confederati gli zingari e gli italiani, ma anche assuntori che pur di acquistare la droga si indebitavano, si adoperano per furti e addirittura sono ricorsi  anche a finanziarie con buste paga di parenti a garanzia. La sentenza di oggi arriva al termine di un’importante fase processuale, ma la vicenda giudiziaria prosegue nei successivi gradi di giudizio per le posizioni ancora pendenti.

 

 

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