Il legale chiede la revoca per il regime alta sorveglianza
Il trapper Niko Pandetta, nipote del boss mafioso Turi Cappello, tra gli indagati nell’inchiesta della Dda di Palermo su un traffico di cellulari e droga nel carcere Pagliarelli di Palermo non è più detenuto in Calabria ma è stato trasferito nel carcere cagliaritano di Uta. Lo rivela L’Unione Sarda che ha sentito il suo legale, l’avvocato Roberto Floris. L’immagine di Pandetta era stata mostrata nella notte tra il 1 e il 2 maggio dal trapper Baby Gang in un video durante il concerto One Day alla Plaia di Catania. La vicenda aveva fatto scalpore e fatto scattare una perquisizione nel carcere di Rossano. Gli agenti della polizia penitenziaria avevano trovato un telefonino nella cella dove il nipote del boss Turi Cappello che ora è stato trasferito in Sardegna ed è stato sottoposto al regime di alta sorveglianza per sei mesi. L’avvocato Floris, però, ha chiesto, con un’istanza al Tribunale di Sorveglianza di Cagliari, la revoca dell’articolo 14bis. “Il regime di sorveglianza speciale applicato al signor Pandetta – dice il legale al quotidiano sardo – oltre ad essere stato assunto in violazione di legge, comporta, nel concreto, una notevole quanto ingiusta disparità di trattamento tra lui e gli altri detenuti che si sono resi responsabili di analoghe infrazioni, con la conseguenza che tale decisione rischia di minare in modo irreparabile il percorso risocializzante del condannato”.
Nelle scorse settimane la Procura di Catania ha indagato il rapper Zaccaria Mouhib, 24 anni, in arte Baby Gang, per concorso per accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti, aggravato dall’avere favorito la mafia, e per avere violato la misura di prevenzione della sorveglianza speciale, che gli impediva di essere presente nel capoluogo etneo. Agenti della squadra mobile della Questura di Lecco, in raccordo con quelli di Catania, hanno eseguito a Calolziocorte (Lecco) un decreto di perquisizione e hanno sequestrato lo smartphone dell’artista sottoposto ad accertamenti forensi. Al centro dell’inchiesta della Procura di Catania la sua partecipazione, lo scorso 1 maggio, sul palco della Plaia, all’One day music festival, dove, prima di esibirsi con la canzone ‘Italiano’, scritta con Niko Pandetta, ha fatto vedere un video sul suo smartphone in cui sembrava assistere a una videochiamata con il nipote dello storico capomafia Turi Cappello. Per chiarire cosa fosse realmente accaduto e verificare se Pandetta abbia avuto la possibilità, dal carcere, di mandare un video o, addirittura, di partecipare in diretta al concerto del 1 maggio sulla spiaggia della Plaia la Procura di Catania ha avviato degli accertamenti, delegando le indagini alla squadra mobile della Questura. E da una perquisizione nella cella del carcere di Rossano, dove Pandetta era detenuto, eseguita il 3 maggio scorso, la polizia penitenziaria ha trovato e sequestrato un telefonino. Per questo motivo è stato indagato per accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti.