DDL stupro, Caligiuri: “il Governo Meloni mette i diritti delle donne sotto attacco”

Noemi Cautiero
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“Quando una legge rende più difficile per una donna denunciare una violenza, quella legge non protegge: espone. È quello che sta accadendo con il passo indietro del Governo Meloni sul DDL stupro.”

Lo ha dichiarato Rosi Caligiuri, del Partito Democratico.

“Cancellare il consenso dal reato di violenza sessuale è una scelta che cambia il senso della legge e dice molto dell’idea di società che questo Governo vuole imporre. Il testo approvato alla Camera, con un consenso ampio e trasversale, introduceva finalmente un principio chiaro e moderno: la violenza sessuale è tale quando manca il consenso libero e attuale della persona. Un avanzamento storico che allineava la giurisprudenza ai migliori standard europei e tenendo conto dell’evoluzione culturale del Paese.

Il nuovo testo, invece, fa l’operazione opposta: cancella il consenso, lo sostituisce con il riferimento al dissenso o alla “volontà contraria” e rimette tutto in discussione, riporta ingiustamente il peso sulla condotta della vittima e riapre domande che credevamo superate — perché non hai urlato? perché non ti sei divincolata? perché non sei scappata? — domande che per decenni abbiamo combattuto perché umilianti e discriminatorie e che oggi rischiano di tornare centrali nei processi, legittimate da una legge dello Stato.

A questo si aggiunge un elemento ancora più grave: l’abbassamento delle pene in alcune fattispecie e la maggiore discrezionalità giudiziaria, che rischiano di far pesare sul comportamento della vittima il centro della valutazione, mentre la violenza fisica o evidente diventa il metro principale. In pratica, sarà il giudice a valutare caso per caso se la donna ha manifestato abbastanza dissenso o se la sua condotta era “credibile”, aumentando incertezza ed esposizione per chi denuncia. Così, decenni di battaglie culturali e giuridiche, volte a far riconoscere che la violenza sessuale non è solo quella visibile, vengono ignorati, e la legge finisce per tutelare più l’imputato che la vittima.

È bene dirlo senza ambiguità: le modifiche volute dal Governo peggiorano la tutela delle donne anche rispetto alla legge che è in vigore oggi. Questa scelta colloca l’Italia in controtendenza rispetto a molti Paesi europei – come Svezia, Spagna, Irlanda, Germania, Belgio – che hanno introdotto da tempo leggi fondate esplicitamente sul consenso, riconoscendo che solo un sì libero e consapevole è un sì. Colpisce e preoccupa che questo arretramento venga promosso da un Governo guidato da una donna, con ministre donne in ruoli chiave come Giorgia Meloni, Giulia Bongiorno, Eugenia Roccella. Essere donne non basta se si sceglie di difendere una visione conservatrice che continua a mettere sotto processo le vittime anziché scardinare i meccanismi della violenza di genere.

È necessario dirlo con forza: questa non è una battaglia di parte. È una battaglia di civiltà, di democrazia, di progresso. La violenza di genere non ha colore politico e la tutela delle donne vittime di violenza non può essere oggetto di compromessi o bandierine ideologiche. Proprio per questo, il passo indietro compiuto dalla maggioranza è ancora più grave e ingiustificabile. Non possiamo accettarlo. E noi non ci fermeremo finché la legge non difenderà realmente i diritti delle donne. La violenza sessuale non è una questione di forza ma di potere, e senza consenso è stupro.”