Il Tar Calabria ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Regione contro il referendum sulla riforma dello Statuto regionale che ha reintrodotto la figura dei sottosegretari e portato a nove il numero dei componenti della Giunta. La Prima sezione del Tribunale amministrativo regionale ha stabilito che la controversia non rientra nella competenza della giustizia amministrativa. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione, lasciando comunque alla Regione la possibilità di rivolgersi al giudice ordinario.
La decisione chiarisce dunque un punto sul quale si è concentrato il confronto istituzionale delle ultime settimane: secondo il Tar, infatti, eventuali contestazioni dovranno essere sottoposte alla magistratura ordinaria. Il tribunale amministrativo ha precisato, però, di non poter indicare quale sia il giudice ordinario competente né quale specifico strumento processuale debba essere utilizzato.
La sentenza riapre così la discussione sul futuro del referendum, già fissato in calendario per il 29 novembre.
Le possibili strade
Dopo la pronuncia del Tar, per la Regione si prospettano almeno tre possibili scenari. Il primo è quello di presentare un nuovo ricorso davanti al giudice ordinario. La seconda possibilità è intervenire direttamente sulla norma attraverso una revoca in Consiglio regionale. La terza, invece, consiste nel procedere con il referendum nella data già stabilita. Proprio quest’ultima ipotesi appare però quella meno gradita alla maggioranza di centrodestra, che aveva scelto la strada giudiziaria per provare a fermare la consultazione.
Il Pd: «La Regione faccia un passo indietro»
Sulla decisione del Tar è intervenuto il Gruppo del Partito democratico in Consiglio regionale, che considera la sentenza una conferma della propria posizione.
«La Regione ha scelto la strada del contenzioso per provare a fermare il referendum, ma tutto ciò non ha prodotto l’effetto desiderato», afferma il Pd in una nota.
Secondo i consiglieri dem, la questione legata alla nomina dei due sottosegretari dovrebbe essere sottoposta direttamente al giudizio dei cittadini calabresi, soprattutto in considerazione dei costi a carico del bilancio regionale. Il gruppo consiliare chiede quindi al presidente Roberto Occhiuto di tornare in Aula e intervenire sul provvedimento, valutando la cancellazione delle figure dei sottosegretari attraverso un passaggio istituzionale in Consiglio regionale. Il Pd lancia infine un avvertimento sui costi della consultazione: arrivare al voto di novembre, sostengono i dem, significherebbe spendere circa 7 milioni di euro di risorse regionali. Una spesa che, secondo il partito, potrebbe essere evitata intervenendo direttamente sulla norma.