“Siamo tutti Tocci”. Lo slogan rimbalza tra le strade di Civita e diventa il centro di una mobilitazione senza precedenti nel Cosentino. Oltre ottanta tra sindaci e amministratori della provincia di Cosenza si sono ritrovati in piazza per esprimere solidarietà ad Alessandro Tocci, primo cittadino di Civita, condannato in primo grado a 4 anni e un mese per la tragedia delle Gole del Raganello, in cui nel 2018 persero la vita 10 persone.
Una mobilitazione nel cuore di Civita
La manifestazione “Colpevole d’innocenza #SiamoTuttiTocci” ha trasformato il centro di Civita in un presidio istituzionale e politico. Accanto al sindaco e ai colleghi amministratori erano presenti il presidente della Provincia di Cosenza e sindaco di Montalto, l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo, il sindaco di Cosenza Franz Caruso, il sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi e il sindaco di Cassano all’Ionio Gianpaolo Iacobini. Al centro dell’iniziativa, la contestazione della sentenza e la richiesta di aprire un confronto più ampio sul ruolo dei sindaci nella gestione delle emergenze e delle responsabilità amministrative.
Il caso Raganello e il nodo delle responsabilità istituzionali
“Non si può individuare un capro espiatorio per una tragedia causata da un evento naturale”, ha dichiarato il sindaco di Cerisano Lucio Di Gioia, tra i promotori della manifestazione, parlando di una condizione che rischia di pesare in modo eccessivo sugli amministratori locali.
Il sindaco di Mormanno Paolo Pappaterra ha invece sottolineato il significato dello slogan #SiamoTuttiTocci, definendolo un messaggio politico e istituzionale: non un caso isolato, ma una riflessione sul rischio che ogni sindaco possa trovarsi esposto a responsabilità sproporzionate in situazioni imprevedibili.
Una ferita ancora aperta
La tragedia delle Gole del Raganello torna così al centro del dibattito pubblico, tra il dolore delle comunità coinvolte e una discussione sempre più accesa sulle responsabilità degli enti locali. I sindaci presenti ribadiscono il rispetto per la magistratura, ma chiedono un intervento normativo che chiarisca il perimetro delle responsabilità amministrative, evitando – nelle loro parole – il rischio di trasformare i primi cittadini in “capri espiatori” di eventi non governabili.