“Si è recentemente spento Piro Pietro Paolo noto a tutti come Pierino Piro. Nato nel 1939 e cresciuto a Cosenza Casali , studi di ragioneria e lavoro fin da giovanissimo nella pubblica amministrazione al Comune della citta,’ al lavoro alternava la sua grande passione per il calcio. Iniziava a disputare i primi incontri in una piccola squadra di quartiere, la Pro Casale, nata da un’ idea dei suoi fratelli maggiori Gennaro e Alfredo, ma capì presto che era meglio mettere al servizio del calcio la sua testa anziché le sue gambe, e così eccolo dirigente della Morrone , gloriosa seconda squadra della città, la squadra che affondava le sue radici nel centro storico, la squadra senza sponsor e blasone , quella dell’autotassazione di dirigenti e affiliati, quelli delle trasferte con poche macchine e tanto cuore. Quartier generale negli anni sessanta un dignitoso seminterrato di via Adige , dove, oltre al salottino delle riunioni, c’erano una cucina per il caffè e il telefono dal quale gli appassionati, la domenica pomeriggio, aspettavano la telefonata degli amici che avevano seguito la squadra in trasferta, per conoscere il risultato. Altro che risultati online! Personaggi leggendari degli albori del calcio cosentino frequentavano via Adige : Leonetti , allenatore dai modi bruschi che però con le buone o meglio con le cattive galvanizzava i giovani calciatori, Don Oreste il decano della società, un quasi novantenne rispettatissimo un metro e quaranta di altezza e un cappotto lunghissimo indossato da ottobre a maggio inoltrato, Granatelli un piccolo Maradona locale ribelle a qualsiasi disciplina. La squadra con i pochi mezzi disponibili si dibatteva fra promozione calabrese e serie D, se si saliva in quarta serie necessitavano più mezzi, competitor più qualificati. Gli avversari più temuti erano le seconde squadre di Catania ovvero la Massimiliana, creatura del grande imprenditore Massimino, doviziosa di risorse, e la Cantieri di Palermo -Termini Imerese che beneficiava di un vivaio immenso di una, già da allora, grande aerea urbana oltre al Cosenza che quando in bassa fortuna retrocedeva in serie D dava occasione di un attesissimo derby. Bisognava rientrarci , stare sul palco con i grandi e lì entrava in azione Pierino col suo senso razionale di contabilità, capacità di relazioni diplomatiche e di mediazione . Un imprenditore moderno parlerebbe di “problem solving” e allora presidente, allenatore e anziani del gruppo dicevano : “Pierì vida tu cchippu’ fa’ “. Nel seminterrato di via Adige, però, decorosamente arredata con tre letti c’era una stanza chiusa : ospitava i giovani calciatori più disagiati che non potevano permettersi di meglio. E non si è mai saputo quanti ragazzi Pierino e i suoi amici abbiano sottratto alla legge della strada e alle cattive compagnie . Nell ’80 ambiava la sua sfera d’azione e veniva nominato Direttore del Rendano dove rimaneva in carica per oltre 15 anni. Iniziò un lento e progressivo lavoro strutturale fatto di riqualificazione , rapporto del Teatro col centro storico e avvicinamento della cultura anche ai ceti disagiati . Parallelamente ampliava la visibilità della città sul panorama nazionale con la stagione lirica autunnale. In un epoca nella quale il tardo autunno cosentino era un lunga e grigia attesa delle festività natalizie, la città si animava di volti nuovi , arrivavano artisti e compagnie teatrali, spettatori da tutta la Calabria , lavoro e un certo benessere per alberghi , bar e ristoranti nel periodo “morto”. Varie opere presentate in prima nazionale , il servizio sul Tg1 nazionale di Carlo Picone addetto stampa della Rai che ogni anno puntualmente annunciava all’Italia l’apertura della stagione lirica del teatro di tradizione Alfonso Rendano con lettura dettagliata della locandina e una prima mondiale con la Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea quale tributo ad un grande autore calabrese. Alle “prime” sempre due carabinieri in alta uniforme e pennacchio a testimonianza del legame fra cultura e istituzioni e mazzi fiori inviati dal Comune di San Remo. Cosenza stava diventando una “vera” città e Pierino sapeva che il baricentro culturale bruzio si stava riequilibrando dal nord della Arcavacata universitaria al sud col suo degradato centro storico. Ma non c’era solo l’opera lirica, nella sua programmazione curava anche la prosa e gli eventi più disimpegnati. E poi c’era anche la sua idea di far nascere la Cooperativa Orchestrale Calabrese per mettere in luce gli allievi del Conservatorio Stanislao e Giuseppe Giacomantonio sempre con l’intento di dar lustro alla Città e valorizzare i talenti locali. Voleva portare tutti al teatro e si vedeva anche dall’ attenzione con cui curava gli eventi mattutini destinati alle scolaresche chiassose alle quali non dedicava meno tempo che al pubblico di alto rango. Il Rendano era di tutti e questo ben lo sapevano i suoi collaboratori che hanno avuto la fortuna di avere un Direttore comprensivo, rispettoso delle esigenze personali e amato da tutto lo staff, trattava con dignità tutte le figure professionali anche quelle più umili, come una Signora addetta alle pulizie che si vide recapitare un mazzo di fiori nel giorno di San Francesco suo onomastico, uguale a quello che ricevette una funzionaria dello staff con lo stesso nome , questo non è mai comparso nelle cronache locali, ma danno misura della stima di cui godeva la disponibilità degli operai del comune a improvvisarsi scenografi per impellenti necessità in tante occasioni oltre l’orario di lavoro e il pianto sincero dei suoi più stretti collaboratori quando si congedò dall’incarico. Addio Pierino ogni cosentino che ama il calcio o la cultura ti deve qualcosa. VERRAI SEMPRE RICORDATO DA UNA GRANDISSIMA PLATEA ” . Dalle memorie di un nipote Eugenio Piro
Storia vintage di calcio e teatro a Cosenza
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