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Omicidio ed estorsioni, 12 fermi nel Crotonese

di Isabella Roccamo
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Le cosche del Crotonese erano pronte ad una nuova guerra di mafia. Per questo oggi, alle prime luci dell’alba, gli inquirenti hanno deciso di intervenire con il fermo di 12 persone, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, omicidio, estorsioni, estorsioni, usura. L’operazione condotta dai Carabinieri di Crotone è stata coordinata dalla Dda di Catanzaro. Una indagine complessa che ha consentito di definire la pervasività della locale di ‘ndrangheta di Petilia Policastro. Gli investigatori hanno documentato riti di affiliazione, riunioni di ‘ndrangheta. I soldi di molte estorsioni fatte a imprenditori dell’alto crotonese, è stato accertato, venivano poi versati nella bacinella del sodalizio. Nel corso delle intercettazioni si parla di una grande disponibilità di armi, tra le quali mitra e kalashnikov . Gli inquirenti, inoltre, ritengono di aver fatto luce su un caso di lupara banca risalente a due anni e mezzo fa. Si tratta della scomparsa dell’allevatore Massimo Vona, svanito nel nulla il 30 ottobre del 2018. Gli investigatori, anche attraverso l’ esame di filmati delle telecamere di videosorveglianza, sono riusciti a ricostruire le varie fasi del delitto. Quel giorno l’imprenditore fu attirato in una azienda agricola. Gli uomini del clan gli dissero di aver individuato i responsabili dell’incendio appiccato nel 2016 ad un suo capannone. Si trattava però di una trappola. L’uomo fu ucciso e il cadavere non è mai stato trovato.
L’8 novembre 2018, in località Scavino di Petilia Policastro, i carabinieri trovarono solo la carcassa dell’autovettura dell’allevatore scomparso, completamente distrutta dalle fiamme .

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