Home POLITICA Sanità, Sapia: “chiarezza su premio ex commissario Ao Cosenza”

Sanità, Sapia: “chiarezza su premio ex commissario Ao Cosenza”

di Anna Franchino
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Il deputato di L’Alternativa C’è Francesco Sapia, componente della commissione Sanità della Camere, ha reso noto di avere presentato un’interrogazione ai ministri della Salute e dell’Economia “a proposito – è precisato in una nota – del bonus di 50mila euro che la dottoressa Giuseppina Panizzoli si sarebbe autoliquidata quale commissario dell’azienda ospedaliera di Cosenza grazie, secondo notizie stampa, a buoni auspici dell’allora sub-commissaria ad acta Maria Crocco e di un funzionario Agenas pur non avendo raggiunto gli obiettivi prefissati”. Nell’interrogazione, Sapia chiede ai ministri Speranza e Franco “di quali informazioni dispongano al riguardo” e “se con urgenza non intendano assumere specifiche iniziative di competenza al fine di verificare i fatti e, all’occorrenza, la legittimità del riferito ‘premio’ ricevuto dalla dottoressa Panizzoli e, ove non fondata, se per il tramite del commissario ad acta non intendano annullarlo in quanto in contrasto con il Piano di rientro dal disavanzo sanitario”. “In merito alla lunga fase dell’emergenza sanitaria determinata dalla pandemia, in Calabria ci sono state diverse situazioni poco trasparenti – sostiene il parlamentare di L’Alternativa C’è – e perfino paradossali, che ho sempre denunciato apertamente e portato all’attenzione dei ministri vigilanti; a partire dalla scarsa chiarezza sul concreto utilizzo delle risorse speciali e dal mancato pagamento, per larga parte del personale impegnato, delle indennità previste per i cosiddetti eroi del Covid. Sulla vicenda del premio a Panizzoli, attendo risposte pronte e puntuali dai ministri Roberto Speranza e Daniele Franco, perché sarebbe inammissibile, ove le ricostruzioni giornalistiche trovassero conferma, un tale utilizzo dei soldi pubblici, oltre che profondamente offensivo nei confronti di tutti i cittadini calabresi, che già pagano il ticket più degli altri italiani, pur avendo servizi sanitari in condizioni peggiori”.

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