Processo Petrolmafie, condanne a boss, imprenditori e politici

Anna Franchino

Si è concluso dinnanzi al tribunale di Vibo Valentia il processo di primo grado del processo “Petrolmafie-Dedalo” che vedeva imputati i presunti vertici della ‘ndrangheta vibonese, imprenditori e politici. I giudici hanno condannato il boss Luigi Mancuso, considerato il capo del Crimine Vibonese, a 30 anni. Stessa pena è stata inflitta all’imprenditore del carburante Giuseppe D’Amico mentre il fratello Antonio a 18 anni e 10 mesi. A 10 anni è stato condannato l’altro esponente di spicco della ‘ndrangheta Francesco Mancuso alias “Tabacco”. I giudici hanno poi inflitto 10 anni e 1 mese all’ex consigliere comunale di Vibo Valentia Franco Tedesco, e un anno con la caduta delle aggravanti – pena sospesa – l’ex presidente della Provincia di Vibo Salvatore Solano, attuale sindaco di Stefanaconi. Nei suoi confronti la Dda di Catanzaro aveva chiesto 7 anni. Al centro dell’inchiesta, il business dell’illecita commercializzazione di carburanti e del riciclaggio per milioni di euro in società petrolifere intestate a prestanome. Le accuse contestate agli imputati, a vario titolo, erano associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata a commettere delitti di estorsioni, riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche, intestazione fittizia di beni, evasione delle imposte e delle accise anche mediante emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, contraffazione ed utilizzazione di documenti di accompagnamento semplificati; delitti aggravati dall’essere stati commessi al fine di agevolare le associazioni ‘ndranghetistiche attive sul territorio calabrese.

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